IL FUTURISMO
TRA MISCELAZIONE, POLIBIBITE E CUCINA
TRA MISCELAZIONE, POLIBIBITE E CUCINA
Immaginate di aver appena affrontato un viaggio nel tempo, non molto lontano, nel secolo scorso.
Siete andati perché avete ricevuto un invito all’ Esposizione Coloniale Internazionale di Parigi del 1931, dove sta avendo luogo un party esclusivo sulla miscelazione, fortemente voluto dai promotori del Futurismo.
All’ingresso del padiglione Italia, un gentiluomo, vi offre un aperitivo appena uscito dalla cucina e una bevanda inusuale, chiamata “Giostra d’alcol”, dal cui bicchiere fuoriescono un pezzetto di formaggio e uno di cioccolato infilzati su due stecchini di legno.

Concepite uno strano pensiero sulla miscelazione in generale, ma preferite non fare domande.
All’improvviso, un’abbagliante luce verde sommerge tutta la sala e da un piccolo altare, Tommaso Marinetti , proclama un brindisi prima dell’inizio del Grande Pranzo Futurista, presentando “Le grandi acque”, ovvero una nuova corroborante miscela, ideata dal suo caro amico Enrico Prampolini.

In men che non si dica, vi ritrovate tra le mani una coppetta contenente un liquido trasparente, su la cui superficie vi è posta un’ostia galleggiante che profuma di acciughe.
A quel punto, sorpresi, esclamate: “Ma che diamine di cocktail sono questi?”
Ed ecco che, a suon di musica e tra gli applausi, entra in scena Josephine Baker in tutto il suo splendore che si esibisce in un balletto sconvolgente e subito dopo, con movenze sensuali, si dirige verso di voi.
Con la punta delle dita vi afferra da sotto il mento e avvicinando la bocca al vostro orecchio vi sussurra:
“Noi non li chiamiamo cocktail… li chiamiamo Polibibite!”
Il futurismo fu un movimento culturale che nacque in Italia all’inizio del ‘900, ispirato dal pensiero geniale del poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti.
Fu una corrente considerata d’avanguardia che si fece largo, letteralmente, a suon di cazzotti e azzuffate, alcune molto celebri, causate dalle inequivocabili divergenze di vedute sulla necessaria rottura col passato a favore di un più dinamico presente.
Questa nuova sensazione di futuro fu stimolata da numerosi fattori tra cui alcune importanti scoperte tecnologiche, come la radio, gli aeroplani, il telegrafo e le prime cineprese.
L’ideologia del futurismo affrontò ogni forma d’arte, dalla pittura alla scultura, dalla danza alla poesia, coinvolgendo anche la cucina e la miscelazione.
“Si pensa, si sogna e si agisce a seconda di quel che si beve e si mangia” (cit. Marinetti)
La cucina ebbe uno sviluppo interessante nel futurismo che sfociò in seguito nella Nouvelle Cuisine.
Fu definita dai futuristi come l’ottava arte, il cui obiettivo era quello di cercare di restituire all’uomo la ricchezza delle sensazioni e del godimento del piatto che doveva essere vissuto come un capolavoro.
Ogni portata era caratterizzata da abbinamenti azzardati, istigatori, sovversivi, che dovevano coinvolgere i cinque sensi e che erano contraddistinti da una cura così maniacale della presentazione che parevano, talvolta, essere stati concepiti per essere ammirati più che mangiati.
Piatti dall’abbinamento dolce – salato, semicrudi, dalle rapide cotture e dalla sequenza disordinata (celebre fu il pranzo al contrario, partendo dal dolce e il caffè) si contrapposero alla concezione tradizionale della cucina italiana, la quale fu messa in discussione a tal punto che i futuristi arrivarono a dichiarare guerra alla Pastasciutta, definendola come un piatto disdicevole, volto al solo appagamento “animale” dello stomaco.

La visione culinaria si sposò con la filosofia della miscelazione futurista che doveva anch’essa essere vissuta come forma d’arte, in grado di suscitare emozioni, divenendo complementare alla cucina del futurismo.
Questo concetto stravolgeva completamente l’ideologia classica secondo cui il cocktail era pensato come esperienza separata, da assaporare prima (pre – dinner) o dopo il pasto (after – dinner).
Oltre a sconvolgere il sistema, i futuristi, in nome del forte credo nazionalistico del tempo, si divertirono a coniare nuovi nomi per gli strumenti, gli ingredienti e i protagonisti della miscelazione, da sostituire a quelli di provenienza straniera.
Ad esempio, il Bar divenne il “Quisibeve”, il barman “miscelatore”, lo shaker “agitatore”.
Il “Cocktail” fu ribattezzato con il termine “Polibibita”.
Essendo fortemente autarchiche, le polibibite venivano composte quasi esclusivamente con liquori di tradizione italiana che venivano mescolati fra loro con la grappa, unica base alcolica ammessa, insieme al brandy italiano, ribattezzato poi arzente.
Come per la cucina futurista, il loro obiettivo, era quello di stupire ma soprattutto creare unione, dialogo e confronto tra i convitati.
Le polibibite venivano infatti servite all’oscuro della ricetta ma accompagnate da suoni, luci, profumi volti a condurre il bevitore in una vera e propria esperienza gustativa.
Anche la tipologia di bicchiere o le dosi degli ingredienti non venivano ufficializzate poiché i futuristi, credevano che ogni errore di dosaggio potesse dar vita, ogni volta, ad una ricetta diversa.

Importante fu la suddivisione delle polibibite in categorie in base allo scopo da perseguire dopo la bevuta.
Per esempio, la categoria delle “Guerre in letto” raggruppava delle polibibite alcoliche, ricche di spezie, stimolanti e afrodisiache e con decorazioni a sfondo sessuale.
Le “Pace in letto” erano sostanzialmente l’opposto delle precedenti, con una funzione sonnifera, prive di spezie eccitanti ma contenenti erbe come melissa o camomilla.
Le “Snebbianti” servivano a liberare la mente da inutili morali, mentre le “Inventine” dovevano essere rinfrescanti e poco alcoliche, per stimolare idee nuove e originali.
Le polibibite sono in assoluto uno degli argomenti meno studiati e apprezzati del futurismo;
in realtà la loro elaborazione rappresentò uno dei punti più alti che la miscelazione italiana abbia mai avuto per originalità e studio degli abbinamenti, dando vita ad uno stile di bevuta geniale, provocatore e volutamente bizzarro.
Se sei curioso di conoscere la storia e la composizione delle polibibite più famose, non perderti il prossimo articolo.
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Tequila, sale e limone? No, grazie!
