TEQUILA SALE E LIMONE?

No, grazie!

Tempo di lettura - 6 min.

Sono un piccolo gruppetto di amici sorridenti e chiassosi accompagnati da un paio di ragazze piuttosto carine, probabilmente conosciute proprio quella sera al locale: hanno già bevuto qualche drink insieme ed hanno iniziato a socializzare.

Il mio sguardo da dietro il bancone si incrocia con il loro… si avvicinano ed uno della compagnia rivolgendosi a me dice: “ Ehi, ciao! Ci fai 6 shottini?”

IO: “Certo! Cosa preferite?”

LUI: “ Tequila sale e limone per tutti, grazie!”

A questo punto nella mia testa sento partire un urlo assordante: “NOOOOOOOOOOO!”

Quante volte ho assistito ad una scena simile, purtroppo!

Il mio “purtroppo” ovviamente non si riferisce al gruppetto di amici divertiti né tantomeno alle due ragazze carine che li accompagnano, anzi!

Il fatto è che ogni volta mi pongo la stessa domanda: “Perché rovinare così il Tequila?!”

Ma andiamo per gradi ed iniziamo a capire innanzitutto da dove ha origine e cos’è il (e non la!) Tequila.

LE ANTICHE ORIGINI DEL TEQUILA

Il Tequila (“El tequila” in spagnolo) è senza alcun dubbio lo “spirito” del Messico!

Un distillato molto antico che intreccia indissolubilmente le proprie origini con la storia delle popolazioni Atzeche, che abitavano quel territorio prima dell’arrivo dei conquistadores nel XVI secolo.

I sacerdoti consumavano il succo di agave fermentato (una sorta di birra biancastra piuttosto viscosa chiamata “octili poliqui” e ribattezzata successivamente “pulque” dagli spagnoli) per entrare, con l’aiuto dell’alcool, in una sorta di trance.

Questo stato di alterazione permetteva loro di sopportare lo scempio compiuto durante i sacrifici umani e di animali, perpetrati durante lo svolgimento delle funzioni religiose. (fonte:http://www.saperebere.com/distillati/tequila/)

Nel 1512 gli spagnoli fondarono nella regione occidentale del Jalisco la città di Tequila, dove iniziarono a produrre un distillato locale simile a quello delle popolazioni Azteche (il “pulque”), ma migliorandone la qualità.

La prima data certa in cui si iniziò a produrre il Tequila così come lo conosciamo noi oggi corrisponde al 1795, quando venne fondata la Jose Cuervo, prima distilleria ufficiale del Messico.

IL TEQUILA AI NOSTRI GIORNI

Con il passare del tempo, le fasi di produzione del Tequila vennero via via sempre più affinate, fino alla nascita nel 1974, del primo disciplinare di produzione e del riconoscimento ufficiale dalla Norma Oficial Mexicana (NOM) nel 1976.

Nel 1993 inoltre, venne istituito un vero e proprio consorzio dei produttori di Tequila, identificato in bottiglia dalla sigla CRT. ( vedi : https://crt.org.mx/index.php/en/)

Si decise che poteva essere tradizionalmente definito Tequila solamente il distillato prodotto prevalentemente nella regione di Jalisco ed altre 4 regioni, con l’utilizzo di almeno il 51% di zuccheri residui ottenuti dall’agave Azul locale cosiddetta “tequilana”.

Ancora oggi le bottiglie di Tequila che rispondono a questi requisiti devono indicare in etichetta la dicitura NOM seguita dal numero di identificazione della distilleria di produzione e dalla sigla CRT.

Tutto ciò che è distillato di Agave prodotto fuori da questi territori e che non rientra in questo disciplinare  viene indicato generalmente come Mezcal.

Proprio grazie alla cura in ogni fase di produzione e di invecchiamento, il Tequila ha ottenuto un enorme successo a livello mondiale e non è più considerata una bevanda grezza o poco raffinata.

PERCHE’ NO A “SALE E LIMONE”.

Fino a qualche decennio fa, ed in particolare negli anni ’80 e ’90, c’era l’usanza di servire il Tequila con sale e limone (o lime).

Si stendeva il sale sul dorso della mano, lo si leccava con la lingua, si beveva il Tequila tutto d’un fiato senza respirare ed infine si mangiava la fettina di limone.

Se ci soffermiamo un secondo a pensarci, è facile comprendere come non sia certo quello il modo migliore per sorseggiare un distillato di qualità.

Non ci verrebbe mai in mente di degustare un whisky o rum in questo modo!

La verità è che si serviva il Tequila con sale e limone per poterne coprire il pessimo sapore!

Molto spesso quello che veniva spacciato per Tequila era solamente un distillato di agave ed altri additivi di bassa qualità.

Oggi oramai in ogni Bar o locale, anche il Tequila “di linea”, quello di base utilizzato per fare i cocktail, è un prodotto di buona qualità, dal profilo aromatico complesso, prodotto al 100% con agave e che risponde al disciplinare deciso da NOM.

Quasi in ogni bottigliera inoltre, troviamo Tequila affinata in botte (Reposado o Anejo) con prodotti di altissima qualità.

Come abbiamo visto, questo meraviglioso distillato messicano, è stato soggetto a diversi miglioramenti nel corso del tempo e non ha nulla da invidiare a distillati pregiati come il Whisky o il Rum.

Oggi in Messico, sorseggiano il loro Tequila perché ne sono orgogliosi, è uno spirito da meditazione.

Rendiamo quindi il giusto merito a questo meraviglioso distillato di agave dalle antiche origini!

Osserviamone la limpidezza ed il colore e sorseggiamolo poco alla volta, liscio, utilizzando un piccolo calice a tulipano per apprezzarne meglio i profumi o a scelta con un po’ di acqua fresca a parte.

byLuca/Maggio 8, 2026/inI COCKTAILS

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