Mollare tutto e andarsene.
Quante volte ci siamo ritrovati a pensare di fuggire lontano da tutto e da tutti, specialmente in quei momenti in cui ci sentiamo stanchi o stressati.
Questo desiderio di evasione sembra essere un istinto innato dentro ognuno di noi.
Eppure, per quanto possa essere forte l’impulso di partire verso un’isola tropicale sconosciuta, abbandonare i propri stili di vita in cambio di un’esistenza più frugale, la maggior parte delle volte resta soltanto un sogno inaccessibile, per un motivo o per un altro.
Un tizio di nome Ernest Raymond Beaumont Gantt 👈 provò a risolvere questo dilemma, circa un secolo fa.
Ispirandosi alla vita e alla cultura Tiki delle popolazioni dell’oceano Pacifico (ma non solo), ebbe una visione illuminante, la cui realizzazione fu destinata a divenire un vero e proprio stile di vita:
“Se non potete arrivare al paradiso, lo porterò io da voi”.

Cosa significa Tiki?
Il termine Tiki 👈 ,in linguaggio polinesiano, significa letteralmente “immagine di qualcosa”, spesso riferito alla personificazione di intagli e manufatti in pietra, legno o addirittura ossa umane, ritraenti forme umanoidi, le quali, secondo le leggende polinesiane, racchiudono uno spirito.
Questa credenza fondata sul concetto spirituale dal significato ancora oggi mistico, ebbe origine nelle Isole Marchesi circa 2500 anni fa e si diffuse in tutta l’Oceania, giungendo sino alle Hawaii e all’Isola di Pasqua.
Dobbiamo molto della conoscenza della cultura Tiki, all’interesse dei primi grandi esploratori, ma anche all’ispirazione di numerosi artisti e scrittori, come Gauguin, Melville e Stevenson che affascinati dagli ambienti paradisiaci e oceanici, dalla vita umana in simbiosi con la natura delle isole oceaniche, hanno riprodotto e descritto la cultura polinesiana nelle loro opere.
A partire dalla metà del ‘900, seppur in modo completamente imprevedibile, la cultura Tiki ha assunto una connotazione molto diversa dal suo significato primordiale, andandosi a mescolare con il concetto di esotismo.
Don The Beachcomber e la cultura Tiki
Ernest fece leva proprio sull’idea di evasione che attanagliava l’America negli anni tra le due guerre mondiali e il proibizionismo.
La spensieratezza di poter vivere in un paradiso esotico era l’unico distacco dalla realtà del tempo, e rendere questa mentalità tangibile fu l’obiettivo che Ernest si era prefissato.

Grazie al suo status di benestante iniziò la sua carriera andandosene a spasso per il pianeta, convinto che questa potesse essere la miglior università del mondo.
Viaggiando tra le isole caraibiche si appassionò al rum prodotto in quelle zone, (di cui fu un grande importatore sul suolo americano, seppur in maniera non proprio del tutto legale) e della miscelazione, specialmente a Cuba.
In oriente approfondì la conoscenza sulla cucina cantonese, mentre in Polinesia, dove fu battezzato col termine “marama” che in tahitiano significa lungimirante, scoprì la cultura Tiki.
Furono principalmente questi gli elementi fondanti non solo del suo successo, ma anche di un enorme movimento sociale che sfociò consecutivamente e dilagò per molti anni in ogni angolo degli Stati Uniti.
Fu proprio a Hollywood, infatti, nel 1933, che inaugurò il suo primo locale, chiamato Don’s Beachcomber (in seguito Don the Beachcomber), ricreando quelle atmosfere che la gente sognava in una stanza in cui il tempo sembrava essersi fermato.
Musica, riti polinesiani, piante tropicali, cibi esotici, collane floreali e intrattenimento trasportavano ogni cliente in una eterna vacanza a pochi passi da casa o dal luogo di lavoro.

Ma furono soprattutto i suoi cocktail, il motore trainante di tutta la baracca.
La miscelazione Tiki di Donn Beach
I cocktail di Ernest, che nel frattempo, in onore del successo hollywoodiano (ma anche del suo trascorso di rum-runner), aveva cambiato il suo nome in Donn Beach, reinterpretavano quelli della più statica miscelazione cubana del tempo.
Il genio di Donn fu quello di creare misteriosi sciroppi e aromatizzanti fatti in casa con ricette segrete (“Don’s mix”, “Gardenia mix”, “Don Spices” etc ), dando vita a nuovi e originali cocktail “esotici”, come per esempio Zombie 👈( clicca qui per vedere l’articolo nel nostro Blog), Missionary’s Downfall, Golden Stag.

Tutti i cocktail di Donn seguivano una ben precisa tecnica di realizzazione, basata su di un elaborato bilanciamento degli ingredienti che doveva tenere conto dell’utilizzo esclusivo del rum (come spirito), in una formula che ruotava intorno al concetto di Daiquiri.
Contrariamente a quanto si pensa, Donn non era solito utilizzare le famose tazze in ceramica, chiamate “Tiki Mug” 👈 , raffiguranti gli antichi manufatti polinesiani, che entrarono a furore di popolo, a far parte della Tiki-mania, solo a partire dagli anni ’50. Donn utilizzava invece bicchieri di vetro dalle più disparate forme e dimensioni, oppure noci di cocco, gusci di ananas e conchiglie.
Né tantomeno abbinava le sue creazioni a ingenti quantità di frutta tropicale (come avvenne in seguito), considerata la scarsa reperibilità di essa in quegli anni, bensì si dilettava in decorazioni creative realizzate semplicemente col ghiaccio, al fine di stupire i suoi clienti abituati ad uno stile di bevuta classico.
La cultura Tiki si espanse a macchia d’olio in breve tempo, generando imitazioni e reinterpretazioni destinate a stravolgere, nel bene o nel male, l’idea iniziale di miscelazione.
Molti tentarono di carpire le ricette segrete di Donn ma non riuscendoci puntarono al suo stile, limitandosi principalmente a riproporre l’atmosfera Tiki piuttosto che la tecnica.
Ne conseguì un lungo processo che condusse la miscelazione Tiki verso una inequivocabile involuzione fuori controllo e di tendenza kitsch, destinata a decadere, mantenendo solido solamente il contesto culturale che le si era creato intorno.
Una nuova Tiki Era
La miscelazione Tiki è tornata nuovamente in auge a partire dai primi anni del XXI secolo, merito degli studi condotti sulla stessa e il reperimento di molte delle ricette di Donn, rimaste segrete fino ad allora.
La cosa sorprendente è scoprire quanto la metodica e complessa tecnica di Donn paragonata ai giorni d’oggi risulti attuale e accessibile.
Non resta che provare a immergersi nell’atmosfera esotica ricreata in un moderno Tiki Bar e sognare ad occhi aperti sorseggiando ottimi cocktail, oppure, nel caso tutto ciò non dovesse bastare, considerare di fare le valige, questa volta per davvero!
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